04 aprile 2004

Un euro espiatorio

Presso gli antichi ebrei, secondo un rito seguito anche da altre religioni, ogni hanno nel giorno del kipur, ossia dell'espiazione, il sommo sacerdote liberava un capro nel deserto dopo avergli simbolicamente caricato addosso le colpe di tutta la comunità.

Presso le italiche genti, in tempi recentissimi, qualcuno nell'arena mediatica ha liberato il povero euro addossandogli tutte le colpe della mancata ripresa economica.

Solo che un certo Tremonti, ministro del tesoro dell'attuale governo in carica, vorrebbe alleggerirlo del suo peso e trasformarlo da metallico in fibra di cotone.

Quante premure per un capro!

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Per intelligente completezza!

Nel post "Le sette facce dell'intelligenza" si parlava di sette tipi di intelligenza che per brevità non ho descritto nei particolari. Però mi è sato fatto notare che non tuti possono sapere cosa si intenda per cinestesica o intrapersonale. Passo allora a descrivere per sommi capi i sette tipi di intelligenza secondo Howard Gardner.

- linguistica, cioè la capacità di usare efficacemente le parole sia oralmente che per iscritto;
- logico/matematica, cioè la capacità di usare i numeri in maniera efficace e di ragionare logicamente;
- spaziale, cioè la capacità di percepire accuratamente il mondo visivo/spaziale operando di conseguenza;
- cinestesica, ciè la capacità di apprendere ed eseguire movimenti con il corpo;
- musicale, cioè la capacità di percepire, distinguere, trasformare ed esprimere forme musicali;
- interpersonale, cioè la capacità di perepire e interpretare sentimenti e motivazioni altrui;
- intrapersonale, cioè la coscienza dei propri stati d'animo più profondi e la capacità di agire di conseguenza.

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03 aprile 2004

Le sette facce dell'intelligenza

Sembra che gli studiosi non abbiano raggiunto un comune accordo su che cosa sia esattamente l'intelligenza. Un certo Howard Gardner, della Harvard University, sostiene che le intelligenze potrebbero essere almeno sette.

E precisamente: linguistica,logico/matematica, spaziale, cinestesica, musicale, interpersonale, intrapersonale.

Recentemente Gardner ne ha aggiunte altre due: l'intelligenza naturalistica e quella esistenziale.

Io, umilmente, mi sentirei di aggiungerne una decima: l'intelligenza affaristica. Per avere questo tipo di intelligenza basta aver presente le parole di Bertold Brecht "L'intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto".

Ma lì è solo una questione di fortune e scese in campo...

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02 aprile 2004

L'asino sapiente

Vi è mai capitato, domanda retorica, di aver a che fare con qualcuno che possiede molte nozioni e...poca intelligenza? Quante volte vi siete ritrovati a dover ascoltare i loro discorsi da pappagalli ammaestrati in cui si palesava la scarsezza intellettiva?

Io dico che vi è capitato spesso. E in quei frangenti, è noto, non si sa mai come comportarsi, questo genere di personaggi infatti oltre ad essere oltremodo irritanti sono anche molto suscettibili.

Meglio lasciar perdere e far credere loro obtorto collo che un'accozzaglia di nozioni faccia una cultura. Gli asini sapienti in genere non sono così stupidi da non aver letto ed assimilato quel passo dell'Ecclesiaste (9,4) che recita: "Per tutti i viventi c'è speranza, perché un cane vivo è meglio di un leone morto".

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01 aprile 2004

Ad usum delphini

Il Delfino in questione era l'erede al trono di Francia e la la frase ad usum delphini venne stampigliata sul frontespizio dei classici latini destinati ad essere da lui letti. Tali opere vennero purgate dei passi più scabrosi da Bossuiet e Huet per ordine del duca di Montausier, nominato dal Re Sole, Luigi XiV, precettore del Gran Delfino.

Da allora questa frase viene utilizzata, in senso dispregiativo, quando ci si vuole riferire ad una verità manipolata e adattata al solo scopo di compiacere una data persona o parte e in generale ad una notizia addomesticata che cela parte della verità, travisandola.

Mi sapreste ora dire se esagero quando affermo, con convinzione e molte prove presentabili, che la politica in Italia è diventata un gigantesco gioco al massacro ad usum delphini?

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31 marzo 2004

Prossèmica dei blog e delle blogstar

Chissà se qualcuno avrà mai voglia di scrivere un libro sulla prossèmica dei blog.

La prossémica, badate, è una scienza seria e studia il significato della distanza materiale fra uomo e uomo e fra uomo e cosa: e cerca di spiegare il perché ad esempio in un ascensore in presenza di altre persone tendiamo ad occupare uno spazio ben definito isolandoci dagli altri o il perché in automobile mal sopportiamo che un'altra vettura ci sfiori...

Ecco la prossèmica dei blog potrebbe spiegare se nei blog avviene la stessa cosa o se questo fenomeno è relegato solo ad una particolare tipologia di blogger, ossia persone tenutarie di blog, chiamate blogstar ovviamente l'eventuale studioso dovrebbe anche trovare un metodo per distinguere le blogstar da coloro che non lo sono.

E credetemi...in questo riuscirebbe benissimo ed anche in fretta.

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30 marzo 2004

Cantico di primavera


Cantico di primavera


Vorrei averti tra le mie dita
e baciarti come mai ho fatto
fino ad ora...

...baciarti tutta
fino allo sfinimento,
sentire le tue labbra
sulle mie
umide ed dolci
come il miele...

....di un fiore prezioso
che solo io conosco
ed apprezzo,
vorrei stringerti forte...

...vorrei diventare donna
per farti sentire
nuove sensazioni e
tornare uomo
per averti mia e...

...scolpire il nostro bacio
nel metallo
sempre più duttile
sempre più malleabile...

...chiudere gli occhi e sentire
solo te, solo te.
Due insieme.
Ti prego ...



(da Mieterre)

Ma però di levarsi era neente

barque-dante.jpg
La frase che dà il titolo a questo post è tratta dal verso 143 del canto XXII dell'Inferno di Dante. Questa citazione dovrebbe togliere di mezzo ogni supponenza di chi, magari ignorando ogni altra regola grammaticale, vi dice "Guarda che ma però non si dice...".

Si è vero è una di quelle diatribe che servono solo a far aumentare il volume delle gonadi però voi pazientate lo stesso e ditegli a tal esempio di umana sapienza che ma però non è un errore e non è nemmeno una ripetizione inutile è una semplice locuzione avverbiale rafforzata che dà un tono particolare al discorso. Loro, si sono mai posti il problema di discutere altri rafforzamenti simili come ma invece, mentre invece, ma tuttavia, ma pure...?

Se poi insistono il caso è patologico e rimandateli alla buon'anima di Aldo Gabrielli, l'illustre linguista morto nel lontano 1978 le cui lezioni ancor oggi rappresentano un punto di riferimento per chi vuole imparare a scrivere e parlare correttamente l'Italiano.

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L'ignoranza di ritorno

Quante parole su parole. Prima o poi qualcuno farà una analisi scientifica del lessico usato nei blog italiano. Chissà cosa emergerà. Magari che la qualità della scrittura media è elevata. E che gli orrori ortografici e sintattici sono all'ordine del giorno (me compreso of course) ed anche di più.
Non sarò originale se dico che prima di tutto sulla mia pelle vivo il problema dell'ignoranza di ritorno. Man mano che gli anni passano e i ricordi liceali si allontanano devo ricorrere sempre più spesso all'aiuto di un vocabolario (e di una grammatica, sigh) per sciogliere quei nodi che non riesco a districare nel groviglio dei ricordi.
Una sofferenza per me sono gli accenti, dove vanno messi e dove no? Io ho scelto la politica di metterne il meno che posso ed ho visto che in tal modo minimizzo gli errori.

Eh, l'ignoranza è brutta, quella di ritorno poi...è deprimente.

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29 marzo 2004

Riusciranno le nostre parole a diventare maggiorenni?

Se ci fosse un modo per stampare tutti i post scritti su tutti i blog limitandoci a quelli nostrani riempiremmo senza diffcioltà alcuna centinaia di tomi. Eppure di tutto questo lavoro, delle nostre fatiche, cosa rimarrà?

Qualcuno dirà che forse è meglio così e non è detto che non abbia perfettamente ragione. Qualcun'altro dirà beh, ci sono gli archivi organizzati (ma non sempre) e raggiungibili tramite i permalink.

Eppure chi bazzica anche da poco tempo in rete sa perfettamente che nulla c'è di meno permanente dei contenuti in rete. Quante volta vi sarà capitato di cercare con Google qualcosa trovare dei link e...non trovare il sito!

Quindi la mia domanda, non banale, è: che fine faranno le nostre parole? Saranno perse nel calderone dei blog chiusi per stanchezza, per chiusura del provider, per...(tocchiamoci i maroni)? Insomma tra venti anni le nostre parole dove saranno finite?

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